martedì 30 ottobre 2018

Di me e degli altri di Lucia Iovino (collana Z, curata da Nicola Vacca) euro 10
























Gentile e severa è la voce di Lucia Iovino in Di me e degli altri. Certa che nell’Io si assuma il cosmo e che dunque “gli altri” non siano, come asseriva Sartre, l’inferno, ma lo specchio franto di cui ogni scheggia è pixel della propria immagine, Lucia Iovino non soccombe alla tentazione di Narciso, non affoga nel proprio riflesso ma combina sé stessa nella Moltitudine cantata da Whitman. Dunque quello che ci propone giammai sarà un selfie modarolo, catturato dalla precarietà di un social che è cortile di tutti e di nessuno, quanto un vero e proprio autoritratto deliberato in un Io plurale, dove i versi ambiscono a farsi tinta, a restituire il senso profondo del colore sfidando l’impossibilità del dire che è l’eterno agone della poesia (…nel giallo del sole, \dove il nero e il bianco si perdono; Il verde di un varco \sui confini di una identità \perché la libertà non sia solitudine; …Il rosso dell’arte \che incendia una tela.). Il NOI si esplicita come empatia vitale. È una indulgenza materna che desume del prossimo la gioia e il dolore per restituirli in versi, liberi e compatti, come piccoli grandi doni che risarciscano di quella vita che deve diventare esistenza (Finisce la vita \ comincia l’esistenza). La vita per Lucia Iovino è cosa “terribile e meravigliosa” (Navigo a vista \sul mio veliero di emozioni \tenendo la, \concretezza e lucidità, \rotta fra nebbia e follia solcando le tempeste e le lagune \della mia terribile, splendida vita) e si declina in anafore che sciolgono mantra per impetrare la felicità e rendere ragione della sofferenza secondo l’idea orientale del duale, yin e yang, il Bene e il Male, il bianco e il nero (La vita è un gioco di vuoto e pieno) che affinché la vita sussista devono coesistere. (Antonella Del Giudice)
Lucia Iovino è nata a Torre Annunziata. Ha lavorato nella scuola ma la poesia è da sempre la sua passione. Questo è il suo primo libro.
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